martedì 9 gennaio 2007

Come prendersela da dietro

Un errore che comunemente si commette è quello di dare per scontata ogni cosa. Diamo per scontato che il benzinaio sia aperto, che al supermercato ci vogliano i 2 euro per prendere il carrello e che chi ci aspetta a casa ci sia anche la prossima volta. Questo perchè siamo schiavi della routine. Anche se alcuni di noi possono pensare di esserne fuori, la ricorrenza degli avvenimenti, nell'arco di una giornata, è inevitabile. La giornata più non-conforme che possiamo aver vissuto comprende inevitabilmente avvenimenti che accadono ogni giorno. E altrettanto inevitabilmente comprendono momenti che abbiamo già attraversato.
Per quanto mi riguarda, contrassegno come anticonforme una giornata in particolare nella quale ho fatto cose che la mattina, appena sveglio, non avrei mai pensato di finire a fare (naturalmente questo non significa che le altre mattine io mi svegli e sappia ciò che accadrà. Per questo, se lo dovessi proprio desiderare così fortemente da non poterne fare a meno, mi affiderei a Paolo Fox, l'uomo del quale neppure il suo dentista ha mai visto gli incisivi superiori).
Ora non ricordo la giornata per intero, visto che si parla di almeno sei o sette anni fa, ma ricordo che eravamo in due e non c'era nessun'altro amico in giro. Bene, il punto della questione è che ci siamo ritrovati in campagna a cercare (senza aver neanche bevuto alcolici o assunto stupefacenti, quindi completamente sobri) di vomitare infilandoci fiori di campo in gola.
Questa è una di quelle giornate che marchi come indimenticabile. Cioè, è possibile che qualcuno ci trovi una punta di disturbo mentale, ma tutto sommato è un bel ricordo. Una giornata che si somma, fra l'altro, a tutte quelle che contengono avvenimenti dello stile dell' "arte di ricordare le giornate" (una serie di cose di cui mi vergognerò di parlare fra dieci anni per via del rincoglionismo che ne emerge).
Ora quello che mi preoccupa, però, è la massa composta da tutte le altre giornate trascorse. Non ho contrassegnato tutte le altre con un post-it (e non mi sarebbe stato possibile, a meno che non avessi avuto una superficie corporea estesa come il deserto del Nevada o producessi Coccoina al posto del sudore e fossi figlio del signor Pigna o, ancor meglio, fossi figlio di Geppetto), e la mia memoria è piuttosto limitata.
Mi preoccupa perchè, quando morirò, quello che mi passerà davanti nel millesimo di secondo che durerà il mio trapasso (dicono che quando muori ti passa tutta la vita in un istante. Che sfiga vivere così poco, neanche il tanto di fare rewind col cervello. Magari le tartarughe giganti, quelle da secolo e mezzo e più, ci mettono tre quarti d'ora a morire) sarà solo qualche onda di attenzione in un mare di olio che sarà stata la mia vita.
E' una preoccupazione che mi sorge per via di un disturbo che mi segue da più di un anno a questa parte.
Si tratta delle apnee notturne. Nella apnea centrale del sonno pura, i centri encefalici deputati al controllo della respirazione "si dimenticano" di respirare durante il sonno. Il dormiente smette di respirare, e poi ricomincia. Se ricomincia. Io fin'ora ho sempre ricominciato a respirare. La chiamo Sindrome del delfino (per via dei movimenti di respirazione "d'emergenza" molto simili a quelli che fanno i nuotatori quando stanno eseguendo lo stile delfino, appunto).
Paolo Villaggio (quello di Fantozzi e tutta la sagra di idiozie che sono riusciti a concentrare sotto quell'appellativo, per quanto Villaggio sia una persona colta e intelligente) si è fatto tagliare l'ugola per paura di morire per via di questo disturbo. Poi si è accorto che era un affare psicologico, si è dato una regolata ed è sparito il problema. Anche se ormai l'ugola era andata (ora si spiega la voce da coito interrotto di Fantozzi).
Io mi sono accorto subito che era una questione psicologica, o quasi. Quasi perchè inizialmente pensavo fosse colpa di uno stato d'ansia che mi aveva trasmesso un film, ovvero "L'uomo senza sonno". Tanto che avevo smesso di dormire e cominciato a comprare spazzolini per poter pulire meglio tra le giunture delle mattonelle. Poi, una volta capito che in casa non avevo mattonelle ma parquet, avevo smesso di dare la colpa a quel povero film.
In ogni caso ora, quando si fa vivo, convivo tranquillamente col mio disturbo. Così tranquillamente da averci instaurato un dialogo.

Apnea: al 3 smetti... 1, 2 e... 3!
Quintin (inspirando fortemente con gli occhi sbarrati): ihhhhhh!
Apnea: ciao Quinto, sonno?
Quintin (con la bocca impastata per via dell'asfalto sulla lingua): perchè mi hai svegliato?
Apnea: sapevi che nel 1492 colombo colonizzò l'America?
Quintin: ma dai, ti sembra ora?
Apnea: ah... Dai, torna a dormire.
Quintin: ma se mi addormento poi rischio che mi svegli dinuovo.
Apnea: perchè? Se ti svegli ti fai una chiaccherata con me. O al massimo, se non ti svegli, muori.
Quintin: ok.
Quintin si riaddormenta.

La parte che meno mi piace di questa condizione è che, a seconda di quello che succede, magari non mi sveglio. E se io non sto respirando e non mi sveglio, semplicemente, muoio.
Questo modo di andarsene viene chiamato anche "morte in culla".
Ecco. Dovendo morire così, almeno saprei che sono morto perchè sono stato incullato.

6 commenti:

Mumucs ha detto...

ahuhauhuahuahuahuahuaa!minchia quintin a volte sei adorabile! speriamo non ti incullino mai!huahuahuahuahaahuahu

stramonio ha detto...

se riesci a sopravvivere fino al tuo compleanno ti regalo un walkie talkie per neonati così tua mamma può sentire se respiri o no, oppure ti metto un "pisello" sotto il materasso per alleggerirti il sonno

Quintin ha detto...

mumucs, lo spero anch'io! ahia... :°°

stramo, magari non mettermi proprio quello del sig. Manna, eh? già lo sai che ti voglio bene

bibi ha detto...

ahuauauauh
ma da bambino eri sempre incullato?
:|
non morire quintoooooooooo
ahauau

Anonimo ha detto...

baZz:

Quintollo...sei un mito...se non ci fossi bisognerebbe inventarti per incullarti!!! :D

Idero ha detto...

cess ma dimmi un po, ci mancava solo un "incullata"