mercoledì 15 novembre 2006

Grosso Guaio per gli Sposi #4

Erano passati ormai due giorni da quando Lucia e la madre avevano saputo della vincita e Renzo aveva sparso la sua testa sulla finestra, a casa di Mr. Rodrigo. Le due donne ancora non sapevano niente della morte del ragazzo, e aspettavano fiduciose il suo ritorno.
Era mezzogiorno passato, mentre don Abbondio tornava dal catechismo dei bambini. Lui era un patito di catechismo dei bambini, a quel modo che solo i curati sapevano essere. Era ormai quasi arrivato alla sua dimora, quando saltarono alla sua attenzione due sagome umane.
- Oh no, e questi chi sono? - pensò.
Continuando a camminare si accorse che erano i due ragazzi che erano soliti drogarsi di fronte alla chiesa. Abbondio era infatti un commerciante di amfetamine, che a quel tempo erano legali.
- Abbo', - fece uno di quelli - due grammi ce la fai a mollarmeli? Sono in scimmia.
- Si Marcolino, ce li ho dentro casa. Aspettami quì, torno tra un quarto d'ora e te li do.
Il chierico si fermò un attimo.
- Ma la moneta ce l'hai?
- Non ne ho Abbo', te li porto la prossima volta. Dai vai a prendere la roba.
- Non penso che sia una buona idea Marcolino.
Marcolino era un tipo piuttosto grosso. Non eccessivamente, ma il tanto che bastava per fare male a don Abbondio, se gli avesse messo le mani addosso. E il curato, che lo sapeva, ne aveva paura.
- Abbo', mi stai facendo innervosire, vai a prenderla. Ti pago, tranquillo. Per chi mi hai preso?
- A dire il vero, Marcolino, mi pare che tu abbia già un debito con me.
Il tono della voce di Abbondio andava affievolendosi - Mi sa che ti avevo anticipato tre grammi, l'altra volta...
- Vai, o ti sto prendendo a calci in pancia! - intervenne il compare di Marcolino, Luigi.
Luigi non era grosso come Marcolino, ma era molto cattivo, e don Abbondio lo sapeva.
- Ma...
Il curato cercava di tener testa ai due, ma Luigi l'interruppe.
- Vai, minchione!
Proprio in quel momento i tre videro due individui dirigersi verso di loro. I tre ammutolirono. Nessuno disse niente, ma tutti li riconobbero. Erano i Bravi di Mr. Rodrigo. "I ragazzi", come li chiamava lui. Capitavano raramente in paese ma, quando lo facevano, tutto il paese lo veniva a sapere. Perchè ogni volta che vi arrivavano, dalla città, lasciavano la loro bandiera. E le loro bandiere non erano altro che cadaveri.
I Bravi erano due giovani afro-americani che Rodeo aveva raccolto dalle strade di New York durante un viaggio di lavoro, qualche anno prima. Avevano un aspetto bizzarro, con delle braghe almeno dieci misure più larghe e delle canotte bianche. Avevano anche una massa di pendagli d'oro, tra croci e medaglie e catenelle. Uno era leggermente più alto, e con dei grossi baffi sotto al naso, mentre l'altro era più basso e con il capo rasato.
Si avvicinarono ai tre, che stavano in silenzio e non muovevano un muscolo.
- Lorsignori saprebbero indicarmi la dimora del curato di codesto paese? - chiese il più alto.
Don Abbondio era impaurito, e non aprì bocca. Non sapeva perchè i Bravi lo stessero cercando, ma non voleva neanche saperlo.
- Abbiamo qualcosa da riferirgli, e cotanta novella non può attendere.
Nessuno rispose. Marcolino e Luigi stavano in silenzio pure loro, ma non perchè volevano proteggere il curato, bensì perchè non volevano avere niente a che fare con i due scagnozzi di Mr. Rodrigo.
- Non vorrei parire insistente, ma noi necessitiamo di una risposta, in quanto abbiamo premura di risolvere la questione. - Aggiunse.
- Senti un po', pezzo di merda! - fece l'altro Bravo, prendendo al colletto Luigi - Dove diavolo è 'sto prete? Muoviti a parlare, se non vuoi che ti riempia la pancia di piombo!
Luigi lo fissò con quei suoi occhi piccoli, nascosti da delle sopracciglia così folte e così vicine da sembrare un solo, grande sopracciglio.
- Ehi, ehi, stai calmo amico. Non c'è bisogno di scaldarsi tanto.
Lenny, così si chiamava quello più basso, strinse ancor di più il pugno che teneva stretto il bavero di Luigi, e gli puntò una semi automatica all'addome.
- Parla, stronzo!
- Ma che cavolo vuoi?! - Fece Luigi.
Lenny non sopportò più l'arroganza del drogato, e gli sparò due colpi all'addome. Luigi stramazzò a terra, tra i piedi dell'amico e di don Abbondio, sotto lo sguardo impaurito dei due.
- E' lui don Abbondio! - gridò Marcolino indicando verso il curato.
- Ah, è lui? E perchè cazzo non l'hai detto prima?
- Eh io... E' che...
- Voi siete don Abbondio? - Chiese il più alto, rivolgendosi al chierico.
- Si, signore. - rispose il prete con voce tremolante.
- Avreste dovuto palesarvi per tempo, ed il vostro compare non sarebbe morto, curato.
- E tu? Perchè non hai detto niente, idiota? - Chiese Lenny a Marcolino, puntandogli l'arma sotto la mascella.
Marcolino fece un passo indietro, andando ad urtare con il piede il corpo di Luigi. Non aveva mai visto un cadavere, tantomeno quello di un amico. Anche se in verità i due più che amici erano compagni di viaggi. Nel senso amfetaminico della parola, naturalmente.
- Vai a farti un giro, e portati dietro il tuo amico idiota, che magari è ancora vivo. - Gli disse Lenny.
Marcolino si chinò, afferro Luigi, che si lamentava sommessamente, se lo mise in spalla e si avviò lungo la strada, probabilmente verso l'infermeria.
I tre rimasero soli.
A don Abbondio tremavano le gambe, lui stesso sentiva che stava per svenire.
- Non vi allarmate, curato. Siamo quì solo per parlare.
Don Abbondio si sentì sollevato, ma era ancora teso. La presenza di quei due, ed averli visti sparare ad un uomo a sangue freddo, lo metteva oltremodo a disagio.
- Cinquanta euro che lo becco da quì, Rod. - Fece Lenny rivolgendosi al compare.
- Ci sto. - Rispose il baffuto Rod.
Lenny puntò l'arma verso Marcolino, che non aveva ancora svoltato l'angolo.
BANG!
Uno schizzo di sangue si levò dalla testa di Marcolino, che cadde inerte al suolo.
- Ah ah ah! Cinquanta, bello!
- Si, si, lo so.
Lenny e Rod erano soliti scommettere, quando erano insieme.
A don Abbondio ripresero a tremare le gambe.
- Ordunque, curato. Verrò al punto. - Riprese Rod, rivolgendosi ad Abbondio - Conoscete Lucia? Lucia di Renzo e Lucia?
Abbondio era terrorizzato. E il fare così tranquillo di Rod non faceva che alimentare il suo stato d'animo.
- S-si, l-la conosco.
- Bene, curato. Siete voi che dovreste congiungerli in matrimonio?
- S-si.
- Perfetto. Noi siamo quì, a nome di Mr. Rodrigo, per informarvi e fare in modo che riferiate la novella a Lucia.
- Che novella? - Disse Abbondio.
- Questo matrimonio non s'ha da fare.
Don Abbondio rimase perplesso. Non capiva perchè Mr. Rodrigo avesse mandato i suoi scagnozzi a riferirgli il fatto. E soprattutto non capiva perchè avesse questo interesse a fermare il matrimonio. Dopotutto la famiglia che Renzo stava costruendo sarebbe stata una fonte di guadagno per il boss.
- Perchè mai Mr. Rodrigo non vuole che Renzo e Lucia si sposino? - chiese.
- A Mr. Rodrigo non gliene frega niente del matrimonio di quei due. - Intervenne Lenny - E' che Renzo è morto, e i suoi soldi ce li ha Mr. Rodrigo.
- Renzo è morto?!
Don Abbondio non si sarebbe mai aspettato una notizia del genere.
- Si, quell'idiota ha fatto arrabbiare il capo per la storia della limousine per il matrimonio, e gli ha fatto saltare le cervella. Ora Mr. Rodrigo si tiene i soldi della corsa dei cavalli, e ci ha mandato ad avvisarvi.
- Vuole inoltre far sapere a Lucia che, se vuole, - aggiunse Rod - il capo è disposto a prenderla nella sua dimora come dama di compagnia.
- Se la vuole scopare. - Spiegò Lemmy.
I due Bravi si voltarono e tornarono da dove erano venuti, lasciando Abbondio solo in mezzo alla strada, con un cadavere poco più in là. Forse due.

1 commento:

bibi ha detto...

vogliamo il classicismo!!!! dove è finito il lieto fine?? no alle avanguardie :°D