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mercoledì 1 ottobre 2008

Lezioni di vita #9

- Maestro, ho lavorato tutta la notte, sono quì da 10 ore.
- E' il percorso verso l'alba. E l'alba stessa ti deve dare la forza.
- Ma se non ce la facessi?
- Saresti una delusione per tutti quelli che hanno creduto in te, oltre che per te stesso.
- Quindi cosa devo fare, maestro?
- Segui il tuo cuore.
- Ormai sono esausto, non ce la faccio più. Penso che abbandonerò questa mia incombenza a qualcun'altro.
- Ma vai dove cazzo vuoi, l'importante è che mi lasci sigarette nel pacchetto. Già che ci sei, prima di andare via, portami una birretta.

giovedì 20 dicembre 2007

Dialogo

- Buongiorno
- Buongiorno a lei. Mi dica.
- Vorrei 4 etti di cinesi.
- Certo signora. Li vuole moderni o tradizionalisti?
- Uhm, guardi, me li faccia un po' misti...
- Così le va bene?
- Si grazie. Mi metta dentro anche 2 etti di quelli del ceto mediobasso che girano in bici e si scaccolano il naso.
- Ok. Sono 12 euro e sessanta. Lascio?
- Si, si, lasci, lasci.
- Altro?
- Uhm... Sì, mi dia anche un po' di sfasella.
- Gliela sgrasso?
- No me la lasci com'è. L'ultima volta ci ho messo lo sbrallo e la fitica si è bruciata.
- Va bene. E suo figlio come sta?
- E' morto. Si è strozzato cercando di farsi il solletico alla bocca dello stomaco con il manico di una Gibson.
- Mi dispiace...
- Ma no, ne ho altri 16. Quello era pure...
- Basta?
- ...si, si, grazie. Quello era pure brutto, aveva le ascelle nei capezzoli.
- Ah come il fratello... Come si chiama...
- Janflino? Si anche lui le ha nei capezzoli, ma è proprio un bel ragazzo, per il resto.
- E' da un po' che non lo vedo, Janflino. Me lo saluti come lo vede. Ecco. In tutto sono 19 e ottanta centesimi.
- Arrivederci Gianni, mi saluti Genoveffa!
- Certo signora, buona giornata.

martedì 11 dicembre 2007

Lezioni di vita #8

- Maestro, qual'è lo scopo per quale gli uomini vivono sulla terra?
- Nascere, crescere, fare dei figli, cercare di assicurar loro un futuro, aspettare una guerra e perdere tutto per colpa di qualcun altro.
- Dice davvero?
- No, in realtà è solo per scopare il più possibile. Passami il telefono, devo chiamare Big Mama Whore's.

venerdì 21 settembre 2007

Lezioni di vita #7

- Maestro, lei non ha paura di morire?
- Qualunque cosa succeda la morte mi troverà vivo.
- Perchè questo pensiero così triste?
- Questo pensiero è tutt'altro che triste. Guarda, c'è tua madre con tuo zio, là fuori.
- Dove?
- Ora è rimasto solo un cespuglio.
- Quale?
- Quello che si muove.
- Che donna, mia madre. Mi diceva riguardo al suo pensiero?
- Dicevo che non è un pensiero triste. Triste è chi vive pensando che non vuol morire, chi si rifugia dentro il tempo che gli è rimasto per sentirsi in tempo, chi pensa di essere in ritardo. Ciò che dico significa che so di essere vivo e vivo ricordandolo.
- Maestro come faccio io, allora, a diventare come lei? Come faccio ad assimilare questo pensiero?
- Per prima cosa passami l'otre di vino.
- Ecco maestro.
- Grazie, ora levati dalle balle che mi guardo Paura e delirio a Las Vegas.

giovedì 14 giugno 2007

Romeo, ti presento Giulietta #4

Verona, data stellare 47/48-08A, notte.

- Ti stai scopando la baldracca? - Chiese spiazzato Romeo.
- Si, ma ora te la passo, tranquillo - gli rispose impegnato Mercuzio.
In quel momento, però, poco lontano Tolomeo riprendeva i sensi, e si diresse verso gli altri barcollando. Arrivato dai tre si fermò a guardare la scena per un istante. Giulietta che ansimava piegata a quattro zampe, Mercuzio che la possedeva vigorosamente da dietro e Romeo che a braccia conserte batteva nervosamente il piede.
- Maledetti! - Urlò Tolomeo prendendo in mano l'archibugio che teneva sotto la giacca.
Tutti si girarono e videro l'uomo con la pistola in mano che prendeva la mira su Mercuzio.
- Non sparare me, amico. Spara lui che non sta facendo niente! - l'invitò il giovane, indicando Romeo.
- Ma sei fuori? Guarda che è lui che si sta scopando Giulietta. Pioggia di piombo per lui! Dai, vecchio di merda!
Tolomeo premette il grilletto e sparo su Mercuzio, colpendolo al collo. Il giovane cadde a terra, aggrappandosi ai vestiti di Romeo.
- Amico, auguro la peste a tutt'e due le vostre famiglie - disse il giovane con un filo di voce, che si spense in una pozza di sangue.
Così Romeo, in preda alla rabbia per la morte dell'amico, afferrò Tolomeo al naso e, dopo aver estratto il proprio coltello dalla giarrettiera, gli aprì il ventre dal pube al plesso solare.
- Hai una giarrettiera? - Gli chiese Giulietta mentre Tolomeo cadeva a terra esanime.
- Sì.
- Ah, ok. Senti ma muoriamo anche noi?
- Uhm... ok - rispose Romeo.
Così i due si presero per mano e, correndo, si lanciarono dal dirupo.

FIN


- Ma che dirupo?
- Non lo so...
- Ma guarda che non puoi inventarti le cose solo per chiudere il cerchio.
- Eh dai, immagina che romantico... In fondo stiamo parlando di Romeo e Giulietta, no?
- Devi spiegare da dove ne è uscito sto dirupo.
- No guarda, ho il camaleonte con la varicella e non fa.
- Ah, ok.
- Che cucciolo che sei.

 


Un racconto di Quintin

Ispirato da un racconto di Guglielmo Shakespeare

Interpreti:

Romeo Montecchi: Mark Lenders       
Giulietta Capuleti: Rita Pavone           
                 Tolomeo Capuleti: una Fiat Panda dell'87
    Mercuzio Costanzo: Maurizio Costanzo 
Pina Maccioni: Smusi                
Ennio "Elvis" Capuleti: Little Tony                         
Joy "Banana" Montecchi: quel tizio che passa sempre col cane di fronte a casa mia
Luigi Maccioni Capuleti: Lou Ferrigno                        
     Paride Figus: Paolo Bonolis
           Giuseppe Capuleti: la Fiat Panda dell'87
Vinnie Paul Montecchi: Vinnie Paul Abbott     
                Principe Costanzo: il leone giallo di Voltron

Quintinoise 2007

sabato 9 giugno 2007

Romeo, ti presento Giulietta #3

Verona, data stellare 47/48-08A, notte.

Paride rimase immobile, con gli occhi sgranati. Luigi lo afferrò alle braccia, ma bastò la vista dell'uomo con il machete in mano per paralizzarlo.
- Allora, culo a elastico, destra o sinistra? - ripetè Elvis.
L'intruso non rispose. La sua bocca stava per metà aperta, ma non vi usciva alcuna parola.
- Destra o sinistra, maledetto clone storpio di Prince?!
L'uomo gli urlò vicino all'orecchio. Il giovane serrò gli occhi:
- Destra, per dio! Destra! - rispose il giovane gridando, in preda alla paura.
Ma non successe niente. Paride aprì lentamente gli occhi per rendersi conto di cosa succedeva in quello che sembrava il momento più lungo della sua vita mentre dietro di lui Luigi allentò la presa fino a lasciarlo. Vide il volto sorridente di Ennio Capuleti. Non aveva usato il machete su di lui, era illeso. Scoppiò una risata che coinvolse tutti i presenti.
- Per un attimo ho temuto che vossìa mi avrebbe mozzato un orecchio, signore - disse il giovane, forzando un sorriso per evitare di piangere.
- Un orecchio? - rispose divertito il capofamiglia - Per chi mi hai preso? Per Hannibal Lechter?
- Certo che no, signore, non mi permetterei mai! - aggiunse Paride.
Elvis si girò di scatto e con un fendente orizzontale tagliò la gola del ragazzo. Quest'ultimo cadde in ginocchio, e dalla sua ferita il sangue schizzava copioso sulla canottiera bianca di Elvis.
- Non ti taglio un orecchio, Parite, ti ammazzo. E non guardarmi con quegli occhi da cerbiatto - aggiunse l'uomo voltandosi mentre il corpo esanime del giovane si accasciava a terra.
- Bella di padella, pa'! - disse Giuseppe alzandosi dal tavolo - Quel pezzo di merda mi stava dietro da un po', io gliel'ho detto che mi piace la gnocca, ma lui non mi ha mai creduto. Solo perchè uso vestiti aderenti e rosa non significa che io sia un culattone.
- Lo so, figliolo, stai tranquillo - rispose il padre asciugando il sangue dalla lama del suo machete sul braccio del cadavere.
Quello che i Capuleti ignoravano, però, era che Mercuzio Costanzo e Romeo Montecchi li stessero spiando dalla finestra. Il motivo che li spinse ad addentrarsi nella proprietà della famiglia di Elvis era quello di rubare i chopper da collezione del capofamiglia. Quello al quale assistettero invece fù un omicidio.
- Santi numi! Dobbiamo avvisare immediatamente mio cugino! - disse Mercuzio sottovoce.
- Tuo cugino il Principe? Perchè mai? Dice il saggio: "che chezzo me ne frega a me" - gli rispose Romeo, divertito dalla sua stessa citazione.
- Amico mio, non possiamo tacere su quello che i nostri occhi hanno veduto in questa notte...
- Taci, taci, Mercuzio, Taci! Tu parli di niente! - L'aggredì Romeo, e nel proferire queste parole gli tirò un pugno sul naso.
- Di questo passo dovrò cominciare a chiamarti Minchiuzio, per via del fatto che stai sempre scassando la minchia - aggiunse il ragazzo ridendo.
- Non sei spiritoso! - Mercuzio colpì con un calcio l'inguine del Montecchi, che emise un urlo e si accasciò a terra.
Proprio in quel momento accorse Tolomeo seguito da Giulietta, che erano stati allarmati dai rumori provenienti dall'esterno. Tolomeo era un goffo uomo di mezza età con un grosso rigonfiamento scuro sul naso, che lo rendeva simile ad un elefante marino. Giulietta era invece un'incantevole ragazza dai capelli magenta che come un angelo era avvolta dalla pura luce della luna.
Romeo e Mercuzio, appena videro i due Capuleti a pochi passi da loro, si lanciarono all'inseguimento. Romeo, raccolto un ramo da terra e raggiunto Tolomeo, colpì l'uomo sulla nuca tramortendolo, il quale cadde a terra svenuto. Il giovane Montecchi si voltò cercando con lo sguardo il compagno che era all'inseguimento della giovane, ma non vide nessuno.
- Minchiuzio! Dove cazzo sei? - Romeo chiamò l'amico con un'urlo smorzato, ma l'unica risposta che ebbe fù un rumore di fronde poco lontano. Si avvicinò così alla sorgente di quel rumore chiamando più volte il nome di Mercuzio.
Arrivato dietro un cespuglio si trovò davanti l'amico che possedeva Giulietta da dietro.
Stranito da quella scena Romeo si rivolse all'altro ragazzo:
- Merchione, ma che fai?
- Oh, ehm... Romeo, ti presento Giulietta - rispose il giovane.

To be or not to be?

Si, è lungo. Ma non mi rompere i maroni.

venerdì 8 giugno 2007

Romeo, ti presento Giulietta #2

Verona, data stellare 47/48-08A, sera inoltrata.

- ...allora gli ho dato lo strappo finale e gli ho lussato una spalla, a quel coglione!
Tutti ridevano a tavola quella sera a cena, mentre Ennio Capuleti raccontava della vicenda avvenuta nel pomeriggio.
- Oh! Qual birbante, codesto mio sposo - aggiungeva divertita Pina, la moglie di Elvis.
- Già, e quando gli hai dato la raffica destro-sinistro allo stomaco del grassone? - ricordò Luigi Maccioni, il fratello di Pina.
- Quel maiale l'ho spaccato, porca troia!
Elvis era un "tipo tosto", come lo definivano gli amici. Era un ex motociclista sbandato, di quelli che vestivano il giubbotto in pelle con il teschio cucito dietro e la bandana e lunghi capelli scuri. Ora portava invece i capelli corti con un grande ciuffo sul davanti e dei grossi baffi. Aveva cambiato le sue abitudini una volta sposato, ma rimase comunque un rissoso testacalda.
Dopo cena venne sparecchiato il tavolo e preparato per il poker. In casa Capuleti il poker del dopo cena era diventato una sorta di rito che si praticava da più di vent'anni.
- Piatto piange! - Disse Giulietta, la figlia tredicenne di Ennio.
In quel momento suonò il campanello.
- E chi cazzo è ora? - Disse Luigi visibilmente spazientito.
- Non lo so, vai ad aprire, Pina - ordinò Elvis rivolgendosi alla moglie, che si alzò e si diresse alla porta.
- E' Paride! - urlò dall'ingresso.
- Fallo entrare.
Paride entrò in sala da pranzo e salutò cordialmente i convittevoli.
- Cosa vuoi? - gli chiese Luigi.
- Sono venuto per chiedere la mano di Giu... - E mentre Paride proferiva queste parole Luigi si alzò di scatto, afferrò il braccio del giovane e, torcendolo con una mano, gli schiaffò la faccia sul tavolo immobilizzandola con l'altra.
- Cosa vuoi? - ripetè Luigi, sbattendo il volto di Paride sul legno.
- La mano di Giu...
- Cosa?! - gli urlo vicino l'uomo - Sai quanti anni ha Giulietta? Tredici! Chi ti credi di essere? Un vescovo, forse?
- I vescovi non si possono sposare... - ribattè timidamente Paride.
- Anche tu hai ragione - disse Luigi lasciando la presa.
- Comunque io non dicevo Giulietta, ma Giuseppe.
Elvis rimase allibbito dall'affermazione di Paride. Giuseppe era infatti il suo taciturno figlio diciottenne, che stava seduto dall'altra parte del tavolo con l'aria di chi deve. Elvis si alzò quindi in piedi e si avvicinò all'ospite.
- Aspetta un secondo - disse il capofamiglia, sorridendo.
Si allontanò dirigendosi verso le stanze da letto. Nella sala da pranzo, ormai sala da poker, scese un terrificante silenzio. Luigi stava immobile dietro le spalle del giovane Paride, che aveva ogni muscolo teso all'estremo, mentre Giuseppe si mangiava le unghie col capo chino.
Ennio riapparve in cucina con un machete in mano.
- Destra o sinistra? - domandò rivolto a Paride.

To be eccetera eccetera

giovedì 7 giugno 2007

Romeo, ti presento Giulietta #1

- Verona, data stellare 47/48-08A, pomeriggio soleggiato.

Ennio "Elvis" Capuleti e Joy "Banana" Montecchi, quel pomeriggio, stavano fuori dal bar insieme ai loro compagni, e si sfidavano come al solito a Peto de flama, un gioco pirotecnico molto in voga in quel periodo, bandito però dalla legge per via della sua pericolosità. Consisteva sostanzialmente in una prova di forza nella quale i due sfidanti dovevano, con i gomiti appoggiati su un tavolo, cercare di far toccare il dorso della mano dell'avversario sulla superficie del tavolo stesso mentre una terza persona (che fondamentalmente non partecipava) teneva 2 candele accese e ogni tanto, per aumentare la difficolà del gioco, petava vicino agli sfidanti. Il vincitore di questa sfida aveva diritto a 3 caipiroska al bar più "una botta alla serva più gnocca del perdente", come si soleva dire da quelle parti.
- Questa volta - disse Joy Banana - ti distruggo, frocetta.
- Ma fammi uno shampoo! - rispose Elvis con una voce spezzata dallo sforzo.
La sfida durava ormai da mezz'ora, e i due cominciavano a sentire i primi segni di stanchezza.
- Hai mai visto Over the Top? - urlò Elvis in faccia all'avversario, mentre cambiava la posizione del suo polso.
- No, ma ho visto quella baldracca di tua figlia Rosalina!
- Non è mia figlia, è la figlia della sorella del cognato del cugino di mia moglie.
- Ah, no, mi sono sbagliato... La baldracca che ho visto era tua moglie! - urlò il Montecchi con un ghigno forzato.
Elvis Capuleti si sentì avvolgere dall'odio e, con rinnovato vigore, spinse la mano dell'avversario fino a forzare l'articolazione della spalla girandogli il braccio al contrario. Si alzò così in piedi e si mise a esultare mentre Banana, caduto a terra, urlava di dolore cingendosi la spalla.
- Figlio di una cagna! Mi hai spezzato il braccio!
- Ma no, è la spalla, idiota! - rispose il Capuleti ridendo.
- Articolazione, omero, ulna, radio... In ogni caso è il mio braccio ad essere rotto!
- Ah, ti ricordi i nomi di tutte le ossa dalle elementari? Ma che bravo.
- Te la farò pagare, cane! - urlò Banana accecato dall'odio, mentre Elvis girava le spalle e andava via. Proprio in quel momento arrivò Vinnie, il corpulento braccio destro del Montecchi, che spaccò una sedia sulla schiena di Ennio "Elvis" Capuleti, sbattendolo a terra. L'uomo si rialzò e sbattè un pugno in faccia a Vinnie. Accorse così anche Luigi Maccioni Capuleti in aiuto di Ennio, che afferrò al collo Vinnie permettendogli di affondare una serie destro-sinistro-destro nel plesso solare del grassone. Cominciò così una rissa tra Montecchi e Capuleti che durò più di un'ora, e che vedeva impegnati una ventina di uomini armati di spranghe, aste e scooter. Solo più tardi arrivò il Principe con la sua S.W.A.T. a sedare gli scontri.
- Allora, pezzi di merda! - urlò dal megafono il Principe - Basta con sto casino. Non fate problemi che tra un po' c'ho pure lo squash, quindi tutti a casa.
Con un cenno del braccio ordinò al capo della squadra di sventagliare in aria una raffica di proiettili con il suo Uzi per sbollire gli animi.
Ennio "Elvis" e Joy "Banana" non erano, però, soltanto dei rissosi. Erano anche due grandi donnaioli, e dai loro comportamenti erano infatti scaturiti i loro soprannomi: "Elvis" per il suo fascino, "Banana" perchè assomigliava a un granchio.
Tant'è vero che dai fatali lombi di due nemici discense una coppia di amanti, nati sotto cattiva stella: Giulietta e Romeo.

To be continued...

lunedì 4 giugno 2007

Miscellaneous Debris

C'era una volta un losco individuo che si spacciava per Ed Warner. Costui era un rigattiere di colore. Viola, per la precisione. Ma questo non è importante.
Andava in giro per il paese con una scacchiera al seguito, per poter fare una partita, diceva. Si sedeva nelle panchine del parco e aspettava che si fermasse il pullman della Mappet per sfidarli a fare una partita. Quello che Ed Warner non sapeva era che la Mappet usava un Harrier a decollo verticale per gli spostamenti, e dal parco non ci passava mai. Dopo il lavoro questo individuo paleocinetico si sedeva sulla panchina sotto il Vecchio Salice dell'Amore e aspettava.
- Appena arrivano gliela faccio vedere, a quella Mappet - si ripeteva, mentre una farfalla gli passava accanto.
Passò i tre quarti della sua vita su quella panchina, ma la Mappet non passò mai.
Un giorno, però, l'Harrier della Mappet atterrò proprio su di lui, e con i getti direzionali bruciò Ed Warner. Mark Lenders scese dall'aereo e disse:
- Bella macchina! Toh, una banana.
E mentre dava una banana allo scimpanzè che lavorava alla tabaccheria lì vicino, il vento disperse le ceneri viola di Ed Warner. Anche se in realtà quello non era il vero Ed Warner, dal momento che quello vero aveva appena firmato un contratto con la New Team al posto di Benji, e tutti lo sapevano, tranne Benji.
Perciò veniamo alla questione centrale di questo episodio: ogni volta che una farfalla sbatte le ali, dall'altra parte del mondo qualcuno sta sicuramente soffiandosi il naso. Proprio come capitava all'agente Ferguson, l'unico (e invidiatissimo) poliziotto di West George County ad avere la suoneria "MIAO" pubblicizzata da Mediaset.
E mentre si soffiava il naso a bordo della sua Ford Gran Torino udì una voce nella sua testa che lo intimoriva:
- Dan! Dan!
- Chi diavolo sei? - rispose agitato il poliziotto.
- Sei Dan?
- No, sono l'agente Ferguson di West George County! Dannazione, esci dalla mia testa!
- Ah si, scusa - disse la voce nella sua testa - ora esco, ho sbagliato numero, io cercavo Dan.
E così l'agente Ferguson potè tornare a soffiarsi il naso, anche se con un grande mal di testa. Così, per far passare il suo dolore, prese la scacchiera che teneva sul sedile posteriore della sua Ford Gran Torino e si diresse al parco. Parcheggiò l'auto vicino alla tabaccheria e disse:
- Ora aspetterò quì per fare una partita con la Mappet. Si, fare una partita.
E mentre lui aspettava lì seduto, solo con le sue speranze e i suoi sogni, da qualche parte Commander dava una lezione che non avrebbe mai potuto dimenticare a quel lestofante di Megatron.

domenica 27 maggio 2007

Le avventure di Jack #2

A Pontello Maggiore c'era la guerra. Il perchè nessuno lo sapeva. Ma ogni guerriero sapeva di dover lottare. Perchè "se non lotti qualcuno ti ucciderà, prima o poi", dicevano i vecchi seduti al bar.
"E voi avete vinto o perso?" si sentivano chiedere.
"Vinto. Noi abbiamo dato, abbiamo raggiunto la nostra meta" rispondevano. "E come fate, la mattina, a svegliarvi senza nessun obiettivo?" gli domandava chi combatteva ancora. "Pensa a usare il tuo fucile prima che si arrugginisca, soldato, che noi l'abbiam già fatto" rispondevano quelli allusivamente, scambiandosi risate un po' malinconiche, anche per sfuggire alla domanda. Eppure in quella risposta era racchiusa una grande verità.
La verità delle Macine Mulino Bianco.

Jack: Angus!
Angus: buon risveglio Calipso Boy!
Jack: dannazione, sono sveglio dalle 8 e mezza. Non capivo se avessi caldo o freddo.
Angus: E a chi hai chiesto per saperlo alla fine?
Jack: ...
Angus: eh...
Jack: quì sta facendo un tempo stranissimo.
Angus: davvero? forse sarà colpa delle scie chimiche che stanno lasciando gli aerei da guerra che passano.
Jack: ah boh?
Angus: lasciamo stare il discorso, ti impegnerò il cervello un'altro giorno, di mattina c'è rischio di farti cadere dalla sedia.
Jack: quello oppure (più probabile) c'è il rischio che non ti sto ascoltando.
Angus: si, potrebbe succedere che io inizi a parlare tutto gasato e tu, nel mentre, ti metti a scorgere la differenza tra le Macine prodotte a Udine e quelle prodotte a Vicenza.
Jack: esatto.
Angus: a proposito, Cartesio, mi chiedevo se tu conoscessi la differenza tra le Macine dei due diversi stabilimenti, perchè l'altra volta ho conosciuto un'esperto cultore delle Macine e mi parlava delle differenze dei due stabilimenti. A lui piacevano molto di più quelle fatte a Udine.
Jack: non mi sono mai interessato.
Angus: quando mi parlava pensavo a te mi chiedevo "chi sa se Jack lo sa?" La gente è davvero variopinta. Comunque non sono sicuro che il secondo stabilimento sia a Vicenza. Mi diceva "mi sembra che quelle fatte a Udine hanno la polverina, le altre no".
Jack: allora io ho quelle di Udine, perchè proprio oggi ho pensato "minchia, è pieno di questa polverina di merda, mi sembra di star mangiando farina, che tra l'altro il sapore è quello".
Angus: non c'è discorso più azzeccato per la domenica mattina. Altro che aerei militari.
Jack: già.
Angus: ah, quindi stai continuando a mangiarle, non le hai abbandonate?
Jack: mai.
Angus: mai dire mai, magari ti trovi la ragazza che è allergica.
Jack: ma si, prima o poi cambierò anche perchè mi hanno un po' stufato.

E così, anche a Pontello Maggiore la gente coltivava begonie per sopperire alla diminuzione demografica.

venerdì 25 maggio 2007

Lezioni di vita #6

-Maestro, ogni direzione in cui guardo è colma di odio, corruzione, falsità e indifferenza ai veri problemi del mondo.
-...
-Maestro, secondo lei il mondo può essere migliore di così?
-...
-Io ho deciso che d'ora in poi mi impegn-
-Vuoi stare zitto? Sto cercando di sentire se Imma sarà opinionista al posto di quella frustrata di Karina.
-Ma maestro...
-Muto.


Edit: per la cronaca, questo post è stato ispirato da questo post (si, sono ripetitivo. E allora?) di alicesu.

martedì 17 aprile 2007

Lezioni di vita 5#

- Maestro, lei è così illuminato...
- Si.
- Lei non sbaglia mai alcuna mossa, nella sua vita?
- Prima mi capitava, quand'ero un giovane immaturo come te. Ora presto attenzione alle cose e vivo con serenità.
- E io diventerò come lei?
- Figliolo, non scherzare.
- Intende dire che sarò più illuminato di lei, alla sua veneranda età?
- No. Primo, perchè biosgna vedere se ci arrivi, alla mia età. Secondo, perchè sei un minchione.
- Ma...
- Stai zitto e finisci di lavarmi i piedi.

lunedì 16 aprile 2007

Reknehcs

Questa è la storia di Reknehcs.
Reknehcs era un sasso che stava sul bordo del fiume. Su di lui pioveva, batteva il sole e soffiava il vento.
Reknehcs Aspettava. Era stato fatto per questo, e la sua condizione era la normalità. Lui era un sasso, e lo faceva. Non sapeva se lo sapesse fare bene o no, ma era quello che riusciva a fare.
Un giorno un'onda del fiume si avvicinò a lui e disse:
- Tu sei un sasso. Io ti ho modellato, ma tu non sai fare il sasso.
- Scusami, ma io faccio quello che so fare - rispose Reknehcs.
- Questo significa che tu non sei un sasso.
- Cosa dovrei fare?
- Tu devi fare quello per cui sei stato fatto.
- E per cosa è stato fatto un sasso?
- Io sono un fiume. Io so fare il fiume. Quello per il quale sei stato fatto tu è fare il sasso.
- Ma io non ho idea di cosa fare.
- Fai il sasso, disse il fiume, ritirandosi.
Reknehcs rimase sull'argine a piangere.
- Vorrei diventare sabbia e volare trasportato dal vento - pensava.

lunedì 9 aprile 2007

Destino a livello

oo7: come procede?
Quintin: Carl è morto.
oo7: dannazione! Com'è successo?
Quintin: è stato investito da un treno.
oo7: dannati russi!
Quintin: non penso, è stata una coincidenza.
007: non credo alle coincidenze.
Quintin: no, no, era proprio la coincidenza delle 19:05.
007: ...

giovedì 5 aprile 2007

Lezioni di vita #4

Mi dicono dalla regia che ho dei seri problemi neurali legati alla memoria.

- Maestro, ma lei è saggio?
- Amato allievo, la saggezza è un modo per definire la paura prima che si presenti.
- Quindi lei è un codardo?
- Va' in punizione.
- Ma perchè?
- Ho le palle girate.
- Si, maestro. Cosa devo fare?
- Prendi la scopa e pulisci tutto il pavimento del tempio.
- Si, maestro. Lei dove va nel mentre?
- Al night.
- Ah... E non mi porta con sè?
- Prima finisci il tuo lavoro. Quando hai finito di scopare vieni.
- Anche lei.
- Minimo!

domenica 1 aprile 2007

Lezioni di vita #3

- Maestro, ho dei problemi con la mia autostima.
- Che ha?
- Non ne ho idea...
- Guarda, oggi non ce la faccio. Portamela domani che la controlliamo.

venerdì 30 marzo 2007

A me una pala!

Padre di Quintin: perchè stai verniciando così male?
Quintin: eh, c'ho il pennello duro.
Padre di Quintin: ...

mercoledì 28 marzo 2007

Le avventure di Jack e Grizzly il camionista

Jack era ragazzo in gamba. Magari non proprio in gamba, ma le sue cartucce da sparare le aveva. Anche se non è che le sue cartucce fossero delle migliori. Ma almeno lui facev- era un minchione - Ok era un minchione.
In ogni caso un sabato, intorno alle 6 del mattino, Jack stava in profonda intimità con Lillinois, una ragazza dai capelli a germoglio. Lo stereo era acceso e accennava blues lenti. Fu a questo punto che il Fato, entrato di nascosto dal bagagliaio, tentò di risucchiare Jack nel vortice della disperazione. Ad un certo punto, infatti, lo stereo lo tradì. Cominciò ad annaspare e a lampeggiare fino a spegnersi. Jack controllò il quadro e si accorse di aver lasciato i fari accesi: la batteria dell'auto si era scaricata.
Ma Jack non si lasciò prendere dal panico, e prendendo per mano il Fato gli spiegò che non aveva tempo per lui, e che doveva finire quello che aveva cominciato. Il Fato gli rispose che non ci si comporta così, ma Jack aveva già ripreso da dove si era fermato. Così Fato si offese e uscì.
Si erano fatte ormai le 7 e 30, ed era ora di andare. Ma le portiere della macchina di Jack erano difettose, ovvero non si aprivano dall'interno. Lui era sempre stato uno trascurato, e si notava soprattutto dal bagagliaio che conteneva residui bellici dal Golfo. Non sapeva come uscire dalla macchina, dal momento che i finestrini elettrici con la batteria scarica non funzionavano, e non avrebbe potuto, perciò, neanche azionare la maniglia dall'esterno. Decise quindi di fare una chiaccherata con la maniglia.
Gli spiegò che l'ossigeno nell'abitacolo era finito e che gli esseri umani, per vivere, hanno bisogno di respirare. Gli spiegò il meccanismo di ossigenazione del sangue, il funzionamento degli alveoli polmonari, il backgammon e la radice quadra. Ma la maniglia dello sportello non capì finchè Jack, esausto, gli mostrò come la fiamma dell'accendino, in condizioni di carenza di ossigeno, si formasse cinque centimetri più sù del normale. La maniglia decise di aprire lo sportello, permettendo a tanto ossigeno di entrare, e a Jack e la sua compagnìa di respirare. Naturalmente Jack accese una sigaretta nonappena l'accendino riprese a funzionare decentemente. A questo punto venne lasciato solo, per poter organizzare la resurrezione della sua auto.
La prima cosa che fece fu dormire.
La mattina tardi, verso il mezzodì, un individuo bussò al finestrino:

Individuo: guarda che ti staranno anche cercando, a quest'ora tarda.
Jack (in dormiveglia, cercando di mettere a fuoco l'immagine di una specie di grizzly con gli occhiali): umpf.
Grizzly: è mezzogiorno, eh!
Jack: no.
Grizzly (andando via): boff boff.
Jack: mi pare di si.

Quando Jack si rese conto che quell'individuo era la sua unica salvezza per poter resuscitare la macchina si svegliò di fretta e lo rincorse. Mentre il camionista si apprestava alla difficile operazione lazzarica, Jack tentava di apparire apposto, cercando di barcollare e parlare il meno possibile

Camionista: beh, ballato ieri?
Jack (mentendo per fermare il discorso sul nascere): si.

Quello che Jack non sapeva era che la domanda dell'uomo era sorta per via di una gomma da masticare (bianca) spiaccicata lungo il torso e la manica della camicia (nera) del ragazzo. Solo una volta tornato a casa Jack si sarebbe accorto del danno. La camicia rimase in freezer per tanto tempo, finchè non si dimenicarono tutti di lei.
A questo si aggiungeva che durante il viaggio di ritorno, per via della batteria scarica, l'impianto elettronico dell'auto di Jack tendeva ad aumentare il numero di giri del motore, facendo sì che i passanti associassero alla sua immagine quella di un vecchietto che sfriziona gioioso su una Uno smarmittata. Da quel giorno non si seppe più nulla di lui -meglio così-.



Edit: questa storia è frutto dell'immaginazione dell'autore

giovedì 22 marzo 2007

Lezioni di vita #2

- Maestro, qual'è il segreto della libertà?
- Non avere princìpi, amato allievo.
- E se il suo atteggiamento si scontra con quello degli altri?
- In questo caso hai due soluzioni: imponi le tue scelte o accetti le conseguenze.
- E se le conseguenze la danneggiano?
- Non importa, sarò sereno perchè ho fatto ciò che ritenevo giusto.
- Ma lei non è mai triste?
- Certo che lo sono.
- Come fa allora, qualunque cosa succeda, ad avere quell'aria beata, meravigliato del mondo, di quello che le succede attorno... Come fa ad essere sempre sorridente?
- E' una paresi, stronzo.

martedì 20 marzo 2007

Lezioni di vita

- Maestro, indicami la via...
- Certo. Fai come me: bevi un sacco di vino e ubriacati fino a perder conoscenza. Solo così sarai davvero libero.
- Ma io sono già libero, maestro.
- No. Tu pensi di esserlo, ma in realtà sei solo schiavo della società, degli schemi che ti impongono gli altri.
- Maestro, ha un pezzo di pane mangiucchiato che le pende dal labbro.
- La lezione è finita.